Torino

Solo loro due sapevano perdersi di vista cosi bene in quella città. La città magica. Lui prendeva sempre le vie che portavano al cinema, alle librerie e ai certi spazi dove si tenevano delle mostre. Lei invece si recava sempre verso l’Università, il parco, le piazze e i bar.

Ma quel sabato per la prima volta si sono incontrati sulla stessa via. Lei da lontano ha intravisto quei capelli ricci e quegli occhi scuri, che col sole che c’era diventavano quasi verdi. Mentre camminava verso di lui, nella sua testa echeggiava un certo pensiero “tre anni fa ero troppo piccola per capire, tre anni dopo forse è troppo tardi da fare”. Ma ormai era là, andando verso quel personaggio strano che l’ha conquistata sin dal loro primo incontro. Non appena finito il suo pensiero, ha sentito la voce che le era abbastanza familiare: “Torinoooo”! Si, lei si chiamava Torino, un nome strano che una ventinna di anni fa andava molto di moda nel suo paese. Era anche il nome di una città italiana e perciò molto spesso veniva presa in giro dai suoi amici italiani.

Gli occhi quasi verdi che un minuto fa sembravano troppo lontani, adesso erano di fronte ai suoi. Nello stesso istante ha sentito l’abbraccio forte e caldo, come quello di tre anni fa, quando lei doveva trasferirsi e lasciare la città. Lui non si staccava, lei neanche. Ma quanto si volevano bene quelle due creature. Finito l’abbraccio lui l’ha bombardata con delle domande, perché non mi hai scritto che saresti tornata, quanto ti fermi, dove, come…

Lei che con tutto il cuore sperava di questo incontro, tremava. Tremava di gioia e di emozioni. La via dove si erano incontrati era abbastanza affollata, perciò Torino gli ha proposto di spostarsi verso un posto più tranquillo.

La città magica era sempre bella, ma quel giorno era affascinante, strabella, super bella. Passando da piazza Vittorio, un salotto elegantissimo che spesso accoglieva i due giovanotti ed era testimone a lunghi discorsi, risate, abbracci e delusioni, hanno proseguito verso il Po. “Ah che spettacolo oggi il Po”, eslamò Torino, uno specchio dove si rifletteva il sole, il ponte, il tram, i colori del parco, il Monte dei Cappuccini e le ombre della gente che camminava lungo il fiume. La camminata continuava verso i Murazzi, così brutti ma così belli, chissa quanti ricordi sono nascosti dietro quei muri. Torino prosegue e parla. Racconta, storie e personaggi, sembra “Alice nel paese delle meraviglie”, e lui la segue, zitto e sorridente. Si sono avvicinati al parco del Valentino, una marea di gente sdraiata sull’erba. Odori, suoni e colori li hanno portati dall’altra parte del parco dove hanno preso una delle traversate di via Madama Cristina, una via abbastanza lunga, nel cuore del famoso quartiere multietnico San Salvario. Sabato, giorno del grande mercato, si perdevano e si ritrovavano tra la folla, ostacolo superato, si stavano avvicinando al posto tranquillo, un salto al bar. Il bar che spegneva la loro sete dopo le due di notte, quante pazzie fatte grazie a quel bar.

Sono arrivati sotto casa. Il portone semi aperto come sempre, si infilano dentro l’uno dopo l’altro, i due marocchini nel corridoio si scambiano qualcosa. Chissenefrega! Salgono le scale. Primo piano. Oggi solo Torino ha le chiavi di quella casa. Entrano ansimati. Tempo per riprendere il respiro, arriva una tempesta di ricordi. Urla lei, grida lui, domande senza risposte, dubbi mai risolti. I ricordi che vanno 100 all’ora, nel momento in cui si incrocciano i loro sguardi, lui la prende tra le braccia, si calmano, si siedono. Tutto ritorna come prima.

Dopo tanto tempo si capiscono meglio nel silenzio, forse perché tutti e due parlano lingue diverse. “Amore amico, quello si chiama amore”. E meglio lasciarlo scritto in quella lingua “cinese”, così Torino non lo capirà e lui non rischia di essere troppo amato. L’amore esagerato non serve a nessuno. Quello ti può solo distruggere.

*estratto dal libro “Torino 365”, Elena Mitkovska